Il sentiero che mi fa respirare

Sono appagato.
 
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Un caffè un po’ freddo, riscaldato dal tepore di un timido e ancora giovane sole primaverile, guardando i camosci rincorrersi a pochi passi da noi.
 
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Il suono della natura ci circonda mentre i crochi del Grappa spuntano appena fuori dai prati per colorarli di bianco, con qualche pennellata di viola. L’ultima neve si sta sciogliendo laggiù, a ricordarci che l’inverno se n’è andato dal calendario delle stagioni. Ecco, questo è l’attimo, è l’essenza dell’escursione di oggi che ricorderò molto a lungo.
 
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Mai saremo tutti uguali noi ciclisti, mai avremo tutti lo stesso sogno, mai le stesse ambizioni, gli stessi desideri, le stesse voglie di risultato, di potenza, tecnica, abilità. Avremo sempre mille modi diversi per vivere lo stesso mezzo a due ruote, modi diversi di percorrere la stessa strada, ed è questo che ci rende unici ma a volte anche incompatibili. È questo che rende difficile trovare il compagno ideale per le nostre uscite.
 
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Poche sono le persone con le quali riusciamo a condividere attimi semplici ma così intensi da restarti dentro per ore, giorni, settimane.
Ma non per me, non oggi.
Vi devo dire che fra i miei amici, il più fuori dagli schemi è senz’altro Matteo Scarso.
 
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Il suo cognome è agli antipodi con il suo essere. Sì, perché Matteo potrebbe ottenere dal suo fisico prestazioni sportive di tutto rilievo, ma lui non gliele chiede. Pensate, ha scelto di assaporare la vita in un altro modo: ha messo da parte il cronometro in cambio di uno zainetto, una macchina fotografica, una telecamera, un buon caffè e una birra in compagnia. Questo lo rende felice ma lo predispone anche agli attacchi degli amici del cronometro e delle grandi prestazioni. Sì, perché per questi, la sua scelta del vivere lo sport in questo modo, è quasi inaccettabile!
 
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Solo con lui però, io oggi, potevo pedalare assieme sul Monte Grappa, percorrendo due bellissimi sentieri: il 105 per la salita e il 151 in discesa. Pur avendo un motore nel cuore e nelle gambe nettamente superiore al mio, non si è mai allontanato da me, rispettando la mia andatura e condividendo assieme il viaggio. Auguro a tutti voi, se non avete la fortuna di averlo già, di trovare un compagno così, che vi possa seguire nei vostri più importanti giri in Mtb o in quelli che ancora sognate di fare.
 
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Noi quest’oggi partiamo presto perché è bello così, perché a noi piace. Perché solo in queste ore fresche, alla fine della notte, gli uccelli cantano in un certo modo e si fanno sentire come veramente sono: magnifici cantanti invisibili. A me piace, in particolar modo quando devo andare in salita, partire presto. Questo per un motivo innanzitutto: perché così non mi supera mai nessuno e questo aiuta l’autostima. Ricordo con piacere l’ascesa a Cima Grappa in bici da corsa, poche settimane fa. Che gioia arrivare su al Rifugio Bassano e ricevere i complimenti di un Alpino che si era appena svegliato. Questi sono i trofei che mi piacciono: quelli che non si vedono.
 
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Matteo mi precede con passo sicuro durante questa ascesa, lo sento presente. Ci scambiamo qualche piccolo pensiero, ci facciamo le foto a vicenda, cercando tra la montagna delle inquadrature degne di rappresentare questa nostra uscita così rigenerante. E ne troviamo, oh se ne troviamo! Gli scatti fotografici si susseguono fra i tornanti, accompagnati dai nostri sorrisi. Poi all’improvviso un rutto, un rutto che va a scuotere la montagna e gli alberi lì attorno. Quello che è successo nei minuti successivi non si può scrivere, perché è come il vento e non si può rappresentare. Posso dire che abbiamo pedalato leggeri e che le risate fra amici aiutano sempre.
 
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Un rumore straniero scende dalla scarpata davanti a noi, seguito in silenzio da due camosci. Un’occhiata tra i nostri sguardi curiosi e i loro, così naturali. Ci diciamo tutto in un paio di secondi, senza parlare, e poi via. Ognuno continua per la sua strada. Per me, questo è uno degli aspetti che prediligo della Mountain Bike e del suo aspetto escursionistico e All Mountain.
 
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C’è sempre un sentiero che ci fa respirare e per me lo è questo 105, che mi piace davvero tanto percorrere così, in salita. Ormai manca poco al Rifugio Ardosetta, la mulattiera piega decisamente verso l’interno della montagna e già da qui si scorge il Rifugio Bassano, posto sulla cima.
 
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Qui di camosci ne troviamo davvero tanti, l’ora mattutina del nostro arrivo ci permette di entrare in questo quadro e di viverlo.
 
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Ci sediamo su una panchina, poco sopra la strada, ci mettiamo gli abiti asciutti, ed è qui che Matteo estrae dal suo zaino tutto l’occorrente per assaporare quel caffè e dar vita a quell’attimo così speciale che racchiude il senso dell’intera giornata.
Poi inizia la discesa, mi vesto da BatMax: liberi tutti!
 
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The awakening of the mountain from lifestyle on Vimeo.
 
Testo di Massimo Bordin
Foto di Massimo Bordin e Matteo Scarso