È quasi sera e sono stanco morto, se mi butto sul divano ci sprofondo con tutto il corpo. La testa è pesante sulle spalle, piena di cose che non si ha mai il tempo di fare. Gli occhi vogliono tirar giù le serrande come in una domenica d’agosto in città. Sento che questa volta non c’è scampo. Senza chiedermi alcun parere, il mio corpo vorrebbe stare qui, a gongolarsi tra il divano, il telecomando e una bella vaschetta di gelato da svuotare. Magari calzando quelle immancabili ciabatte colorate comprate al mare, o ancor meglio sarebbe il top, avere un paio di infradito. Di quelle più strane, perché più strane sono e più hanno il potere di farti sentire quell’aria fresca di vacanza.
 
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Ma, il mio cervello indomito ha in programma altre cose per questa giornata e sembra dirmi: “Lazzaro, alzati e cammina”. Come in un miracolo moderno, mi ritrovo in un baleno vestito da biker, con gli abiti giusti e la mtb già caricata in macchina. Allora parto, in questo tardo pomeriggio estivo, e ne viene fuori una escursione tra le mie preferite che io chiamo: “la mezza notturna”.
 
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Questo tipo di escursione nasce dal quel desiderio che ogni tanto mi appare dentro, e che mi spinge ad evadere da tutto, quasi a scappare. Cercando di rincorrere la vita ad ogni colpo di pedale, sembra strano, ma la trovo sempre e senza fatica, proprio dove il giorno muore.
 
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Sì perché, un tramonto visto in quota è per me qualcosa di grande. Contiene mille emozioni, mille sfumature. Sono pennellate gettate nel cielo da mani esperte. Sono quelle emozioni che noi tutti abbiamo dentro, ma che restano assopite se non le andiamo a scovare. Sono sicuro che anche il più duro freerider ce le ha dentro allo zaino, e sono lì che aspettano di poter uscire.
 
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A volte ci vuole anche fortuna nel trovare la serata giusta, quella serata in cui il cielo sembra incendiarsi, dove ti senti spettatore unico e privilegiato ad un concerto. È proprio in quell’istante che ti accorgi di essere anche tu un musicista dotato, quando senti le note che sgorgano dal tuo respiro come dentro ad una sorgente in piena. Gli occhi nuotano nell’orizzonte a ritmo, tra il cielo e la terra, in una dinamica formata da luci ed ombre. Ne esce un’originale armonia, nella quale la dominante è il tuo sorriso, così appena accennato. Tutto questo viene trascritto nel pentagramma meraviglioso della nostra vita, ed è una musica che ci appartiene totalmente.
Ed io, ogni tanto, la lascio suonare con gusto, per ascoltarla.
 
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Ruote a terra, aria frizzante, appena un paio di pedalate per capire che anche questa sarà una serata giusta. Sì, perché lo senti da subito quando sei in sella, certe volte è come un’apparizione. Chi pedala lo sa di cosa sto parlando: è quella voglia di essere lì, in quel momento, lì ed in nessun altro posto. Le guance si tirano ai lati, vanno a formare una mezza luna, prendendo possesso del mio volto.
Quest’oggi sono qui con due amici, Cristian Cona e Domenico Vidale, pazzi anche loro come me, e come me innamorati di questo divagare fra i monti.
 
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Cristian è un eccezionale siculo DOC, dalla battuta sempre pronta, quel personaggio che ti rallegra l’uscita e che ti accorgi subito se manca. È inoltre uno degli ideatori di “Ruota Libera”, una nuova realtà del ciclismo off-road nata in Sicilia.
Domenico, ottimo fotografo, chiamato dagli amici “Tecnotronico”, per via di tutti quegli apparecchi elettronici che si porta appresso, è il compagno che ti dà sicurezza. Se c’è lui in gruppo, può capitarti qualsiasi incidente meccanico, ma sei sicuro che saprà sempre farti tornare a casa. Attenzione però: mai sfidarlo, perché le cose impossibili sono il suo pane.
 
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Quando sono in montagna il mio desiderio più grande è quello di riuscire a scorgere qualche abitante del luogo, mi sento sempre un ospite in montagna e vedere i padroni di casa mi ricorda sempre il mio ruolo in questa Terra. E questa sera mi è andata bene, perché ho visto diversi animali, tra i quali anche tre caprioli.
Come dimenticare poi, quei secondi lunghissimi quando ho visto la volpe, schiva e bellissima, che andava su per una valle, elegante, con la sua vistosa coda, così unica. Poi abbiamo rincorso anche una lepre, spaventata dai nostri fari. Correva, correva sulla strada davanti a noi coi suoi piccoli saltelli veloci, senza mai decidersi di tuffarsi ai lati, nel bosco, per sfuggire al nostro roteante rumore.
 
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Il momento più forte, più emozionante di tutta la serata è stato quello in cui Domenico mi ha invitato a salire su un prato alla nostra sinistra per farmi una foto in controluce, cercando anche la luna. Ecco, scendo nel buio della notte, cercando fra le zolle la via migliore dove far scorrere le ruote. All’improvviso, un capriolo adulto attraversa di corsa lo spazio illuminato davanti alla mia mountain bike. Da sinistra verso destra, lo seguo con lo sguardo aiutato dal faretto che ho sul casco. I miei occhi felici, al contrario della fotocamera che ho in tasca, non si lasciano scappare quella sua galoppata possente, che va a scomparire fra i boschi, accompagnando la notte in tutto il suo splendore.
 
Massimo Bordin
 
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Foto di Massimo Bordin e Domenico Vidale
Testo di Massimo Bordin