2026: Sarà l’anno delle forcelle rovesciate?

Sarà che chi vi scrive è un “dinosauro” dell’era della mtb, sarà che sono sempre stato immerso nelle novità tecniche ecc, ma mi pare che scrivere il solito articolo sulle diversità tra forcelle A FODERI ROVESCIATI e le TRADIZIONALI, sia veramente anacronistico. Ma il 2026 sarà l’anno delle forcelle rovesciate?

Davvero vi devo elencare le differenze visibili e invisibili tra queste due architetture?
Anche perché immagino che chi abbia “notato” l’esistenza delle USD (UpSideDown), o ci si sia involontariamente imbattuto, si sarà certamente documentato nel marasma di video e articoli pubblicati sul web (ne ho scritto uno tempo fa, ve lo lascio qui) 👇https://www.mtbtech.it/2021/08/forcelle-ammortizzate-o-sistemi-di-ammortizzazione-anteriore/ ).

2025, facciamo il punto sulle tanto “bistrattate” forcelle a foderi rovesciati!

Partiamo da un veloce riassunto di come stanno le cose, al netto di giudizi “della domenica e chiacchere da bar”.

L’architettura tradizionale prevede 3 punti di fissaggio tra i due “binari” che scorrono paralleli in una forcella: la TESTA collega le canne che scorrono dentro ai foderi; questi sono solitamente monolitici, collegati tra loro dall’ ARCHETTO. In fondo, il tutto è connesso dal’ASSE ruota.
Bene, le USD fanno a meno dell’archetto centrale poiché la loro struttura è rovesciata, ovvero la TESTA collega i foderi, ma questi due non hanno altri vincoli, poiché le canne (che all’altra estremità sono collegate dall’ASSE) scorrono libere al loro interno.

Una DNM usd 8N, è forse una delle USD più diffuse per il suo prezzo molto contenuto

RST Rebel, USD di fascia media

Già qualcuno di voi potrebbe intuire che, se la scuola comune (e a ben vedere si sta spingendo sempre più in quella direzione) punta su archetti “centrali” sempre più raffinati, rinforzati e grossi, la loro mancanza potrebbe risultare fatale ad una USD (ho usato il condizionale).
L’esperto della situazione opporrà giustamente due o tre considerazioni sulle USD, da non sottovalutare:

– la questione della robustezza e rigidezza frontale solitamente a netto favore delle USD (testa e “foderi” delle rovesciate sono solitamente molto più grossi e, visto che il lavoro “sporco” a livello cinematico lo fanno loro, siamo 1 a 0 per le USD);

– la questione della riduzione delle masse sospese (quindi la parte mobile di una USD, essendo più leggera di una tradizionale dovrebbe rispondere più velocemente alle sollecitazioni, sia in estensione che in compressione: 2 a 0);

– infine, volendo, la questione sporco e manutenzione, visto quanto i parapolvere ecc delle tradizionali siano vicini al passaggio gomma, lo sporco si accumula proprio lì, spesso insieme a fango, sassolini ecc…(3 a 0?)

Siamo sicuri che le canne di una forcella tradizionale siano meno esposte a fango e sassolini?

Sembrerebbe che, allora, le USD vincano a man bassa!
Perché, quindi, non sono la normalità nella MTB?
Beh, qui entriamo in un territorio spinoso e si possono spendere parole interessanti.

Boccole fisse o mobili?

La storia delle USD nel campo MTB è antica quanto (se pur proporzionalmente) quella delle moto anche se lì, ad esempio, l’archetto centrale nelle tradizionali non è quasi mai stato utilizzato (mettevano al massimo un parafango, ma direi che a livello strutturale servisse a ben poco, anche se a ben vedere esistono piastre anti svergolo per le moto più pesanti!). La differenza sostanziale tra i due campi sta nel peso ammissibile e quindi i materiali. Una forcella da moto pesa 3 o 4 volte una da MTB. Quindi L, se pur con le dovute proporzioni, una USD da moto è molto più robusta rispetto alle solitamente flessuose forcelle da bici che in alcuni casi stanno sotto ai 2 kg.
Altra grande differenza è all’interno (entriamo un nel tecnico, ma se siete arrivati fin qui l’argomento vi interessa):
le boccole di guida tra canne e foderi solitamente fisse sulle tradizionali, sulle forcelle da moto sono mobili. Ovvero, una è fissata all’estremità del fodero e una all’estremità dello stelo: più lo stelo si infila nel fodero, più i due punti di contatto aumentano la rigidezza intrinseca del sistema.
Cosa mica da poco!

Le boccole mobili: tanto semplici quanto efficaci!

E devo dire che qui, l’intuizione vincente in campo MTB è arrivata per prima proprio da noi italiani! Prima con Fimoco, con le tradizionali (senza archetto, come sulle moto appunto), poi Bergman, Frm, Marzocchi ecc. fino ad arrivare nel già lontano 2012 a BRIGHT nelle loro stupende USD.

Lusso sfrenato e ogni dettaglio curato nei minimi termini: passione, ricerca e tecnologia per la nostrana BRIGHT

“Monoscocca forgiato” per la nuovissima Stabled

Massiccia struttura in alluminio e “ripieno” di molle per PUSH

Vecchi e nuovi player:

Da poco anche EXT ha implementato questo sistema sulla loro rovesciata da DH doppia piastra e pochi altri costruttori artigianali le stanno sperimentando. Perché? Beh, è una scelta più costosa, perché richiede accoppiamenti e tolleranze ben calibrate, conoscenza, studio dei materiali ecc. sempre tenendo d’occhio il contenere al massimo i pesi per il settore ciclo (a ben vedere, stare vicino ai 2 kili sembra un’ impresa complessa ai più).
Ultimamente anche PUSH è entrata nel “giro” portando cnc e molla come elemento elastico in dote, e ora nientepopodimeno che FOX è arrivata “di prepotenza” (nel senso che ovviamente un big brand come questo deve sostenere a spada tratta un progetto così “delicato”) sul mercato. A lei si sono unite a ruota Cane Creek (prototipo?) e Stablead (apparentemente con testa e foderi monolitici in carbonio forgiato!).

FOX ha scelto le boccole fisse, anche se molto distanziate. Strano…ci aveva già provato anni fa (con una doppia piastra piena di fascino, o a dire la verità, CNC a profusione…). Eppure i pochi racers che ebbero modo di provarla, a quanto ci è dato sapere, l’avevano bocciata bloccando di fatto i lavori e lo sviluppo.

Il mitico prototipo Fox da DH

Fox Podium, l’ultima nata di casa Fox. Dal passato con furore!

Idem per Rock Shox, anche se forse più prudentemente si era cimentata nel settore xc con al RS1…ma niente da fare, nonostante avesse sacrificato qualche etto in più per evitare la “flessibilità” non ha avuto vita facile sui campi di gara e dopo poco ci ha salutato.
Molti costruttori fin dall’era mesozoica della MTB hanno affibbiato al perno ruota grande importanze nelle USD, tant’è che molti hanno usato perni custom sovradimensionati (fino a 25mm) e in materiali e soluzioni particolari come ad esempio l’acciaio (ora anche in uso su FOX Podium) o il titanio, o “incastri” particolari, come il perno ad estremità esagonale delle vecchie Manitou Dorado. Ma a quanto pare c’è chi riesce a gestire benissimo flessioni ecc anche con perno standard da 15mm quindi, forse, il “problema delle USD” non stà nemmeno lì.

L’asse con estremità esagonali di Manitou.

Ultima ma non ultima si è vista in forma prototipale e via via sempre più definitiva niente popò di meno che KAYABA (KYB per gli amici) che propone una 150/160mm a boccole mobili orientata ad un utilizzo leggero, tipo all mountain, apparentemente meno generosa nelle dimensioni rispetto agli altri concorrenti (canne da 32mm) ma perno da 20mm e sistema a molla.

Tornando quindi al nostro quesito sul perché della poca diffusione delle USD, allora, potrebbe essere un fatto culturale? FOX questa volta ce la farà a farci digerire le USD tanto che, a breve, tutti ne potremo godere i vantaggi?
Chissà.
Per ora, la situazione è questa: i big brand ci vanno cauti e arrivano sul mercato con pesi (e prezzi) molto sopra alle “tradizionali”, per stare “sicuri”. Gli altri si limitano a trasferire la tecnologia tradizionale alle rovesciate, con ovvi limiti di rigidezza, ma a prezzi e pesi più contenuti.
E poi ci sono i piccoli artigiani che diciamo potrebbero gestire meglio le progettazioni e i materiali, a scapito ovviamente dei costi, ma con quel “che” in più che ha ancora fascino e soprattutto porta qualche serio risultato…a patto che davvero ci sia uno studio attento dietro.

Veritas filia temporis. Il tempo ci dirà.🧙‍♂️

 

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