Yeti non ha alcuna intenzione di smettere di farci scervellare!

Negli ultimi anni, dopo aver mandato in pensione il leggendario (e a tratti chiacchierato) Switch Infinity per abbracciare la filosofia Sixfinity, potevamo pensare che a Golden si fossero messi comodi. E invece no. Sbirciando tra gli ultimi e pesantissimi brevetti depositati da Peter Zawistowski e soci, salta fuori che la scimmia dell’ingegneria estrema è più viva che mai. Non parliamo solo di affinare quello che già c me, ma di aprire cassetti inaspettati: da un lato l’ossessione chirurgica per l’anti-squat, dall’altro un’idea di sospensione rotante che definire spiazzante è poco.

Nuovi brevetti YETI

il “vecchio” sistema Switch Infinity con due micro guide “Kashima”

Quel tiro catena che fa esattamente quello che vuoi (quando vuoi)
Partiamo dal tema caldo, quello della pedalata. Sui brevetti più recenti l’obiettivo è chiaro: trovare la quadra definitiva su come si comporta la sospensione quando spingi sui pedali.

Il concetto chiave è una doppia anima dell’anti-squat. Tradotto in parole povere: nei primissimi millimetri di corsa, proprio attorno al punto di sag dove passi ore a pedalare, la curva è bella sostenuta. Significa che la bici non si siede, non “bobba” e trasforma ogni watt che metti nelle pedivelle in spinta pura in avanti, che tu sia su una muscolare da enduro o su una e-bike pesante.

Nuovi brevetti YETI

il Sixfinity, apparentemente più semplice del suo predecessore

Il bello – o meglio, il colpo di genio – arriva subito dopo. Appena prendi una botta secca e la ruota inizia a viaggiare in profondità, la curva dell’anti-squat fa un tuffo verticale calcolato. E perché è una genialata? Semplice: perché azzera quasi del tutto il pedal kickback (quel fastidioso ritorno di pedale che ti strattona i piedi quando l’ostacolo spinge in alto il carro). Risultato? Sali che è un piacere, ma appena la pista si apre in discesa, la sospensione si slega completamente ed è libera di lavorare senza che la catena le metta i bastoni tra le ruote. Di fatto si è andati a brevettare una “zona di lavoro” virtuale della sospensione e i suoi incroci magici.

La vera follia: l’ammortizzatore rotante e il precedente storico di Cannondale

Ma la vera chicca che fa capire quanto in Yeti amino complicarsi la vita (in senso buono) è il famigerato brevetto del sistema di sospensione rotante, spuntato fuori nelle ultime carte ufficiali. Un dossier chilometrico che esplora una strada che, nel mondo della mountain bike, ha pochissimi e illustri precedenti.

Nuovi brevetti YETI

A chi ha qualche anno di militanza sui campi di gara, questa idea farà sicuramente scattare un flashback: Cannondale, nei suoi anni d’oro di sperimentazione pura (quelli del periodo della serie Delta V e delle prime Super V 2000 o dei prototipi da Downhill come la mitica Fulcrum), aveva già accarezzato l’idea dei sistemi di smorzamento rotativi per superare i limiti di ingombro e lineare elasticità delle sospensioni tradizionali. Allora la sfida si infranse contro la complessità dei materiali dell’epoca e le tolleranze costruttive.

Nuovi brevetti YETI

altra intuizione geniale di Cannondale molto simile a questi nuovi brevetti Yeti

Nuovi brevetti YETI

La indimenticabile Cannondale V4000 prima fonte di ispirazione di chi vi sta scrivendo!

Qualcuno ha detto “ammortizzatori rotativi”???

Oggi Yeti riprende quell’intuizione pionieristica e la proietta nell’era del carbonio e della fluidodinamica avanzata. Dimenticati i classici ammortizzatori lineari, che siano ad aria o a molla, che occupano spazio nel triangolo anteriore e fanno litigare i progettisti con i portaborraccia o le batterie delle e-bike. Con il brevetto Yeti, l’escursione della ruota viene tradotta direttamente in un movimento angolare, un arco di cerchio attorno a un perno, sfruttando un’interfaccia scanalata.

Dentro a questo “barilotto” rotante, Yeti ipotizza di metterci di tutto:

Dischi in elastomero sovrapposti (minimalisti ed essenziali).

Veri e propri circuiti idraulici rotativi con tanto di lamelle (valving) per gestire compressione e ritorno.

Molle torsionali o camere d’aria integrate.

 

I vantaggi

Sulla carta? Esattamente quelli che sognava Cannondale trent’anni fa, ma con la tecnologia di oggi: abbassare drasticamente il baricentro del telaio, slegare le forme dei tubi dai vincoli degli ammortizzatori tradizionali e liberare spazio all’interno del triangolo anteriore. Certo, realizzare una roba del genere senza che fletta lateralmente o che fonda sotto stress termico durante una discesa lunga resta una sfida da ingegneri aerospaziali, ma l’audacia è la stessa che ha fatto la storia del nostro sport.

 

In conclusione
Se il Sixfinity a sei barre è la realtà che oggi troviamo sui campi gara, questi brevetti ci dicono che la testa di Yeti è già tre generazioni avanti. Non cercano il compromesso facile, ma continuano a smontare e rimontare la fisica della bicicletta alla ricerca della bici totale.

 

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