Quanto sono eccitato! O innamorato?
Non riesco a capirlo neanche io, so solo che sto preparando questa escursione da giorni.
Devo dire che conosco bene la Piana del Cansiglio, almeno nelle sue vie principali, perché ci sono stato tante volte, sia in bici che con la mia famiglia. Ma questa volta ho bisogno di tornarci con uno spirito nuovo, e soprattutto, per scoprire dei sentieri nuovi. Non voglio fare il classico giro attorno alla Piana, seppur bello… in questo momento non mi basta! Allora mi metto a studiare per bene le cartine, e qualcosa di nuovo si intravede all’orizzonte. Sono molti, infatti, i sentieri di questa zona che ancora non mi conoscono: tocca a me, quindi, andarmi a presentare.

Ricorderò sempre quella prima volta, quando arrivai qui sulla Piana del Cansiglio. Ero in moto, una domenica d’autunno di molti anni fa. Fu subito amore a prima vista. Dietro di me c’era la mia fidanzata, ora mia moglie e, alla vista di questa distesa di prati racchiusi dal bosco, ne fummo entrambi subito colpiti.
Era stato letteralmente come prendere una boccata d’aria quando, arrivando dalla strada avvolta nell’ombra, il bosco si aprì e, lì, ci apparve in tutta la sua bellezza.

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Oggi ho voglia di innamorarmi ancora. Sento di nuovo quel nodo in gola.
Avete ben presente quando ci si prepara per uscire con una ragazza e si vuole che sia tutto perfetto? O quando si esce con un’amica, che conosci già da tempo, che frequenti e ti piace da morire? Quando in cuor tuo senti che, forse proprio oggi, metterai mano a quell’ambito fiore?
Ecco, di nuovo così, questo è quello che provo prima di partire. Oggi, come fosse la prima volta. È uno di quei giorni.
Ho preparato tutto, il cambio invernale per la sera ed i fari per il rientro. Bici caricate. È ora, prendo le chiavi della macchina e accendo il motore: si parte.

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Siamo in otto quest’oggi, un bel gruppo e ben affiatato. Vecchi e nuovi amici mi circondano, e per loro oggi, ho in serbo una sorpresa che vi dirò più avanti.
Quando arriviamo al rifugio “Le Rotte”, nel primo pomeriggio, siamo accolti da una leggera pioggerellina che ci induce a pensare, scherzando, se sia il caso di entrare direttamente nel locale, ed aspettare lì che arrivi la sera tra un bicchiere di vino ed una partita a carte. Ma la decisione è più che mai scontata e unanime: iniziamo a preparare le nostre mtb. Ci vestiamo meticolosamente perché il tempo è incerto e molto variabile, quindi per andare tranquillamente in esplorazione all’interno di questa foresta non dobbiamo trascurare i dettagli.
Abete rosso, larici, cervi, caprioli, sappiate che siamo qui per voi, veniamo a cercarvi!

Ci dirigiamo subito verso il “Bus de la Lum”, che nonostante i miei numerosi passaggi, non avevo ancora mai toccato, come un fianco sinuoso ed inesplorato. Il sentiero che porta a questa voragine naturale, presenta pochi tratti ciclabili, ma saliamo ugualmente per questa visita, perché merita anche il solo darci un’occhiata. Dalla staccionata di protezione che lo circonda, si notano subito le dimensioni di tale “Bus” e, penso, di sicuro questa sarà una gran tappa per tutti gli appassionati di speleologia.

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Scendiamo piano, tornando sui nostri passi fino alla strada. Oggi il terreno è particolarmente scivoloso e personalmente non mi trasmette nessuna fiducia. Scendo quindi dalla bici anche in quei tratti che, in condizioni di asciutto, non avrei difficoltà a superare. Prendiamo ora un facile sentiero che ci permette di avere un primo contatto diretto con questi altissimi faggi. Pedalando in gruppo, devo stare attento, perché non riesco a guardare solamente davanti a me, la mia testa si muove di continuo da destra a sinistra. Cerco di immagazzinare più dati possibili, e di guardare sempre più in là, oltre l’ultimo albero, perché mi affascinano i misteri ed i segreti del bosco.

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Poco più avanti facciamo una deviazione dalla traccia che ho preparato, perché le condizioni del terreno e la salita a piedi che abbiamo davanti ce lo consigliano, almeno in questa umida giornata. Nessun problema, oggi siamo qui in esplorazione e siamo pronti a tutto, soprattutto a capire cosa si può fare per comporre un buon giro e cosa invece è meglio evitare.

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Ritorniamo in traccia poco più avanti, nei pressi di Pian Osteria. Pedaliamo su di un breve tratto di asfalto per poi svoltare a sinistra, verso il bosco, ed effettuare una breve ricerca sul campo per trovare il sentiero giusto da prendere. Niente di più semplice: io e Domenico, uno da una parte e uno dall’altra, e il gioco è fatto. Il sentiero studiato a casa consultando le cartine è ben presto sotto le nostre ruote. E che sentiero! Il più bello della giornata. Il più bello da quanto frequento il Cansiglio. Non oso immaginare passare di qua quando i colori dell’autunno saranno al loro massimo splendore. Ci devo tornare in quei momenti, mi sussurro. Guardo i miei amici e vedo che sono contenti, lo capisco guardando i loro sguardi compiaciuti.

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Questa è una foresta particolare. Gli alti faggi che la formano possono lasciare indifferente solo il ciclista più distratto ed oggi con me, con questa caratteristica, non ce ne sono. Beh, forse uno sì, ma non perché sia distratto! L’ho appena soprannominato Ice Man. È Enrico, il mio nuovo amico che simpaticamente mi sfotte ad ogni mia esclamazione di stupore. Questo sfottò è più che mai meritato, ci sta tutto e mi serve per riportarmi, ogni tanto, alla realtà!

Il sentiero continua nel bosco, incontriamo tre cavalieri, uno di loro gentilmente ci avverte che a breve troveremo il sentiero interrotto da una frana. Ma arrivati sul posto ci rendiamo conto che questa frana è ben poca cosa per degli escursionisti come noi, e oltrepassarla non è certamente un problema.

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Hai sentito?” Ci chiediamo.
Cos’era?” Sembrava un urlo spaventoso.
Questa foresta è viva”, dico io.
È il bramito di un cervo che, poco sopra a noi, si sta impegnando nel rituale del corteggiamento. Senza saperlo, siamo arrivati qui proprio nella stagione degli amori, e udire questi suoni all’interno di una foresta, per la prima volta, non è certo rassicurante. Nessuno di noi vorrebbe perdere la propria verginità con un cervo in calore, allora continuiamo velocemente a pedalare su questo splendido tratto.

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Guidiamo tra le foglie cavalcando radici sporgenti, fino ad arrivare al Villaggio Vallorch: un piccolo villaggio cimbro composto da baite in legno, ben tenute e dal sicuro fascino. Da qui prendiamo una deviazione per accorciare il giro e collegarci alla famosa e veloce strada del Tafarel. Sarà un calvario però: il sentiero S che sale non è ciclabile, se non per alcuni tratti e solo per il nostro Super Tanko Cona! Che, ho scoperto poi, aveva mangiato un intero salame durante il viaggio da casa. Complice, o meglio il “pusher” della situazione, GusRock Gusella, altro eccellente membro della spedizione odierna.

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Arrivati alla Strada soprastante ci facciamo scattare da Domenico la foto di gruppo, attenti a far immortalare sulla scheda di memoria le nostre facce rassicuranti. Via veloci per la Tafarel, larga e sicura, questa è la strada più conosciuta nel Cansiglio, molto piacevole da percorrere in mtb. Poco più avanti la lasciamo proseguire a destra, perché noi prendiamo il percorso dalla parte opposta, per salire al Rifugio Casera Mezzomiglio e poi, poco più su, fino ad arrivare sulla sommità del Monte Costa. È il momento giusto per il cambio d’abiti, perché da qui in avanti sarà quasi tutta discesa. Il tramonto ormai è passato, quasi indifferente. Il panorama questa sera non esiste, i colori sbiaditi si appoggiano sull’erba attorno a noi, accanto ai nostri abiti bagnati.

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Bisogna far qualcosa per tirar su il morale della truppa. Arriva la sorpresa: reduce dall’alba in quota, vissuta con “I suoni delle Dolomiti” al Col Margherita, mi sono preparato una canzone da cantare al tramonto, in quota. Ma non avevo previsto le variabili dovute ai miei commilitoni. Ne è uscito un super karaoke, bello caldo, pieno di energia. A metà canzone mi giro e vedo Ice Man che sta pisciando contento a mo’ di pompiere, dietro di noi, cantando “Certe notti” mentre noi stavamo cantando “Ho imparato a sognare” dei Negrita! Solo lui! Bello, bello! Matteo bacia la sua Silvia, col sorriso che lo contraddistingue e lei, damigella di questa serata, sa essere dolce più del miele.
Che serata!

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Pronti? Fari accesi? Dai, andiamo! Alla malga ci aspettano per mangiare, la festa non è ancora finita.
L’esplorazione mi eccita e mi impegno al massimo nel cercare la traccia perfetta. Ma oggi ho avuto la conferma che a rendere tale un percorso sono le persone, quelle giuste che ti pedalano a fianco, shakerando amicizia ed entusiasmo. Agitato, non mescolato.

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Testo Massimo Bordin
Foto Domenico Vidale e Massimo Bordin